domenica 15 marzo 2009

Post IX - Web 2.0: potenzialità per tutti, successo per pochi?


Questa volta voglio spostare la mia attenzione all'interazione sul web. Che significa web 2.0? Chi è 2.0? Come funziona e che risultati si ottengono?
Ringrazio Antonio Monizzi, mio amico in fb, che mi suggerisce un
articolo di Francesco Pira su Affaritaliani.it.
Che significa fare web 2.0? Significa semplicemente rendere i contenuti modulari e indipendenti dalla loro ubicazione nella rete. Mi spiego meglio. Le informazioni, qualunque esse siano, sono indipendenti da chi le crea e sono rese disponibili all'aggregazione in contesti anche diametralmente opposti da quelli di destinazione primaria: un ottimo esempio è la home page personalizzata di Google che prende il nome di iGoogle. Chiunque può personalizzare il contenuto di quella pagina; cost
ruire come si faceva da bambini con i lego il proprio strumento di informazione, di svago, di controllo e così via. Si tratta di uno strumento necessario per tenere sotto controllo i miliardi di byte di informazioni che si susseguono ora dopo ora sul web circa gli argomenti più disparati, circa gli argomenti di nostro interesse. Si tratta di applicare la Long Tail Theory di Chris Anderson per rendere disponibile a chiunque il proprio contenuto web. Proprio in relazione a questa teoria, non dimentichiamo inoltre che è un potente strumento di marketing per raggiungere molto più agevolmente quella fetta di domanda che cerca proprio il tuo prodotto. Spiegato così alla buona cos'è, lo step successivo è capire chi è web 2.0? Tutti sono web 2.0. Ovvero tutti hanno la potenzialità di essere web 2.0, proprio come suggeriva Antonio potremmo essere tutti giornalisti, ma non è così semplice. Fare web 2.0 significa sostanzailmente prendere info sul web e aggregarle, commentarle, arricchirle dei propri contenuti e diffonderle: in una parola è fare ricerca, studiare, pensare e chiedere un parere al popolo della rete. Ed è proprio in questo che poi si demarca la linea tra chi sa essere 2.0 e chi invece no. Se riesci a farti copiare, se riesci ad essere spunto e se riesci a fornire materiale da aggregare allora sei 2.0. In caso contrario puoi comodamente stare tra il pubblico adagiato in una incerta posizione della coda lunga ad usufruire della vasta offerta di materiale. E nient'altro. Il come funziona lo abbiamo capito (almeno lo spero), chi è 2.0 lo abbiamo individuato, ora ci resta di capire che tipo di risultati si possono ottenere. Questa tecnologia è fantastica come network per le azioni di viral marketing, buzz marketing e così via: è un veicolo per farsi conoscere che può trasformarsi in un volano sorprendentemente efficace, ma anche stroncare di netto le ambizioni di diffusione nel caso in la tecnica non sia stata efficacemente concepita. In questo sono utili tutti quei sistemi di conteggio, feedback e più in generale di statistiche che consentono di monitorare l'andamento della diffusione. Un pò come quando si fa un report delle copie vendute di un giornale. Ma i risultari davvero interessanti non si ottengono solo nel diffondere informazioni, ma anche nel collezionarle: si possono selezionare a priori le informazioni che si vogliono ricevere attraverso degli appositi stumenti, gli RSS feed, avendo a disposizione in aggiornamento continuo tutto ciò che si vocifera circa un argomento. E solo chi si trova a dover capire gli "umori del popolo" in un determinato momento sa quanto sia utile questa funzione (per quanto poi si riveli uno stumento limitatamente utile per degli evidenti limiti di attendibilità, ma ha la sua valenza).

Conclusioni IX: i risultati ottenuti dall'utilizzo di un determinato strumento sono in relazione al fine perseguito e alla capacità di sfruttare al meglio le potenzialità: tutti possono usarlo, ma pochi lo sanno fare davvero bene (e io sto provando ad imparare).

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